Archivio mensile:ottobre 2012

Bathman

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Ebbene sì! Dopo Zorro c’è Bathman. Il coinquilino che riesce a passare piu’ tempo al bagno che in ufficio….

Ha decisamente dei super poteri:

Le antenne radar che percepiscono quando qualcuno ha necessità del bagno in modo che può occuparlo prima lui.

La capacità di fare lavatrici vuote mettendo 2 calzini a 90°C con 3 litri di sapone e acqua extra.

La capacità di stare sul cazzo a tutti quelli che lo incontrano nei primi 10 min di conversazione.

Una passione smodata per i melograni, sbuccia melograni la mattina, la sera, il pomeriggio, chicco per chicco e se per caso lo disturbi durante quest’operazione ti lancia uno sguardo psycho con i suoi occhietti nascosti dietro una montatura simil-nerd.

Ora…. il pensiero che tra una settimana lasci l’appartamento per sempre mi fa stare calma, altrimenti lo avrei già ucciso. Appena arrivati in appartamento eravamo in 7, con un bagno solo… 5 donne e 2 maschi… una vera sfida! Tutti si sono adattati alla situazione cercando di essere più rapidi possibili nell’usare il bagno e  cercando di far coincidere le esigenze con quelle degli altri… TRANNE LUI!

Bathman ci mette 1 ora per fare la doccia, 1 ora per fare la barba, 1 ora per fare altro sul quale onestamente non abbiamo mai voluto indagare più di tanto.

Bathman è uno che se gliele dici le cose, ti guarda con l’occhietto psycho ti dice “OK, OK” e  poi se ne sbatte.

Bathman deve ringraziare il cielo che la nostra convivenza forzata è stata solo di 1 mese altrimenti sarebbe già morto avvelenato.

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Zorro

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Io e il mio coinquilino/collega/pappa&ciccia2013 siamo arrivati insieme il 1 Ottobre.

Io non conoscevo lui, lui non conosceva me, io in partenza da Roma, lui in partenza da Cagliari…. Nonostante questo eravamo sugli stessi voli Roma-Istanbul, Istanbul-Ankara senza saperlo. Io mi sono fatta riconoscere, come mio solito, inciampando e cadendo rovinosamente faccia avanti nel tratto tra l’aeroporto di Istanbul e la navetta che ci avrebbe portato sull’aereo per Ankara… Il passaporto che tenevo in mano è finito sotto la navetta e quindi per recuperarlo mi sono dovuta allungare il più possibile rendendo ancor più ridicola la scena. Una donna mi ha aiutato a risollevarmi (inoltre avevo uno zaino di 8 kg, più il portatile e la borsa ) e dei signori mi hanno offerto gentilmente il posto a sedere (ritenendomi incapace di stare in piedi ovviamente, come dar loro torto?). Bene, tra tutte queste persone intente a guardarmi con aria preoccupata e divertita c’era anche il mio futuro compagno di avventure EVS…. Per comodità verrà chiamato Zorro.

Io e Zorro ci siamo conosciuti solo a viaggio ultimato, ovvero quando abbiamo incontrato una delle ragazze EVS italiana (nonchè sorella di Zorro -questa cosa è stata una vera sopresa-) e uno dei responsabili dell’ONG  turca GSM per la quale lavoreremo quest’anno.
Io avevo ancora la caviglia dolorante… facevo fatica a camminare…. e appena Zorro ha ricollegato la mia caduta con l’aeroporto, ha esclamato: “Allora eri tuuuuuu! Quella ragazza che è caduta…. grazie a te ho evitato il gradino! Effettivamente non si vedeva!”

E tra me e me ho pensato “Beh… almeno sono servita a qualcosa” ma soprattutto  “ormai la figura di merda l’hai già fatta quindi stai già un passo avanti!”

Zorro ha un gran sorriso e un gran cuore. Si percepisce da subito. E’ importante che il compagno di avventura EVS sia buono d’animo e con le migliori intenzioni. Perchè in fin dei conti non è uno scherzo dover vivere un anno insieme, stesso ufficio e stesso appartamento. In questi casi ci sono solo 2 possibili evoluzioni:

 

1) ottima convivenza, magnifica esperienza

2) pessima convivenza, odio reciproco, 1 anno di vita buttata via ed un esperienza da dimenticare.

 

Noi ci impegneremo sicuramente per l’evoluzione N°1.

Mica siamo scemi.

1 Ottobre 2012

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Finalmente sono seduta sul mio aereo. Finalmente ho concluso i saluti, i baci e gli abbracci. Finalmente non devo più preoccuparmi di aver preso tutto… Ormai quel che è fatto è fatto.

Mi rilasso, leggo, cerco di immaginare i visi delle persone che incontrerò tra poche ore.

Dopo diverse ore di viaggio e uno scalo ad Istanbul, finalmente sono arrivata.

Ciao Ankara!

Un anno in valigia.

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Credo che i momenti più duri siano quelli della preparazione alla partenza. Soprattutto quando bisogna cercare di mettere la propria vita in 20kg di bagaglio. E’ per questo motivo che mi sono arresa quasi subito in questa impresa e ho comprato in anticipo altri 20kg di bagaglio extra.

Per quanto riguarda l’EVS la cosa positiva è che il viaggio viene rimborsato al 90% (spese di bagaglio extra incluse), l’importante (nel mio caso) è rimanere entro i 750€ di spese per il viaggio che possono essere coperte, quindi scordatevi viaggi comodi e di prima classe perchè spesso tra un inconveniente e un altro ci si mette poco a raggiungere quella cifra, soprattutto se non appartenete alle mete della rete Ryanair!

Per decidere cosa portare e cosa non portare ho cercato di fare un’analisi climatica della città che mi avrebbe ospitato. Ankara ha un clima decisamente continentale e questo vuol dire inverni molto rigidi e molto nevosi ed estati molto calde ed aride. Essendo una tipa freddolosa e non abituata a lunghi periodi di neve devo dire che non sono affatto attrezzata per l’inverno che mi aspetta… Ho portato con me i maglioni piu’ caldi che avevo ma anche capi leggeri (essendo arrivata il 1°ottobre ancora si sfioravano i 30°C).

Per quanto riguarda le scarpe ho decisamente scartato l’opzione “Tacco” in quanto Ankara (come tutte le città turche che ho visto) è settata per distruggerti le scarpe, spaccare i tacchi e frantumare le caviglie. I marciapiedi sono un vero percorso ad ostacoli, spesso conviene camminare in mezzo alla strada pur di evitare le trappole turche in agguato (mattonelle finte, buche a sopresa, gradini random). Inoltre trovare una strada che non sia in salita o discesa è praticamente impossibile! Spesso ci si ritrova a camminare anche 1km in salita pendenza 30° e non oso immaginare come saranno le mie discese con la neve (o meglio le immagino benissimo: di culo). Quindi scarpe comode e stivali pesanti sono la scelta adatta per sopravvivere!

La cosa positiva è stata che l’appartamento EVS di Ankara ha veramente tutto, mi sono portata solo i miei asciugamani, quindi non ho dovuto pensare a lenzuola, phon e tutto l’occorrente che serve in una casa normale. Abbiamo ogni tipo di attrezzo che possa servire in cucina (eccetto il bilancino ma vabbeh) e devo dire che non è poco! Inoltre qualsiasi tipo di spesa per la casa ( in caso di acquisti di padelle nuove etc) basta portare lo scontrino e l’ufficio ci rimborsa ogni spesa. Eccellente no?

Altro punto super positivo che può interessare ad eventuali candidati EVS è che al momento della partenza stipulano una polizza sanitaria AXA che copre tutte le spese mediche e farmaci necessari per noi volontari all’estero (esclusa ovviamente la chiurgia plastica e impianti odontoiatrici). Nel mio caso non è che mi serva a molto in quanto mi curo con l’omeopatia che purtroppo è ancora semisconosciuta in molti paesi (Turchia inclusa) ma per esami del sangue e visite di controllo la userò molto volentieri!
Con questo Post concludo la parte “Guida e Preparazione EVS” e finalmente inizerò a raccontarvi la mia vera esperienza. Quella che ho iniziato 26gg fa… quando atterrai ad Ankara per la prima volta.

Comunicazione di Servizio: Goodbye, I’m leaving!

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In realtà dirlo alle persone non è stato troppo difficile, ho fatto fatica di più a metabolizzare la notizia con me stessa.

Lui:

La prima persona a saperlo è stato Lui, era sdraiato accanto a me (vedi post 1) e non appena ebbi finito di leggere la mail sul cellulare, con la delicatezza di un elefante in tutù’ che mi contraddistingue, mi sono girata e gli ho detto “Toh! Leggi!”.

Ecco diciamo che la sua espressione nel leggere che ero stata presa per un progetto di 1 anno all’estero era tutto un programma (ricordo frasi del tipo ” Ah allora t’hanno preso.. si vede che eravate pochi a fare domanda!” oppure “Sì è vero che mi avevi detto che avevi inoltrato la domanda ma non credevo ti avrebbero preso” etc etc ).

A parte il rifiuto mentale nell’ammettere che qualcuno potesse volermi al di fuori di questo paese, non posso lamentarmi. Non e’ facile partire ed è ancor più  difficile partire per un anno e lasciare la mia dolce metà della Pera, ma ho trovato una persona in grado di capire il perché di questa scelta e che quindi mi ha supportato nel dare la conferma per la partecipazione al progetto e nell’andare avanti a cercare quel “qualcosa” che un giorno potrà rendermi felice.

Il parentame:

Con i miei genitori ho applicato una tecnica ben diversa…  Sono stata zitta per circa 4/5 giorni prima di dare la notizia perché prima avevo bisogno di essere sicura in prima persona in modo da poter rispondere ad eventuali domande strambe ed affermazioni fuori luogo. In realtà anche qui e’ andata meglio del previsto, sono stati entrambi molto contenti della notizia, un po’ perché erano in ansia del mio nuovo status da disoccupata, un po’ perché’ negli ultimi mesi era sempre più’ difficile per loro vedermi sorridente.

Gli amici: 

AHH! Menomale che ci sono loro! Ogni dubbio pre-partenza e sintomi di ansia sono stati placati da loro. Eh sì, soprattutto i primi giorni ero alle prese con un tira&molla di emozioni: adrenalina per il viaggio e la nuova avventura, misto a nostalgia per la lontananza della mia metà della Pera e paura dovuta  dall’incognita X gigante su cosa mi aspettava, chi avrei incontrato, come mi sarei trovata. Trovarsi circondati da persone che incoraggiano la tua esperienza e il tuo nuovo percorso di vita è fondamentale per partire con lo spirito giusto.

Inoltre ogni scusa è buona per organizzare una bella cena/bevuta tra amici 🙂

MA se per caso vi trovaste davanti a persone che scoraggiano questa iniziativa e cercano di tarparvi le ali,credo vivamente che dovreste mandarli a quel paese. Senza troppi SE o troppi MA. Semplicemente la vita è una ed è nostra, arricchirla di nuove esperienze come potrebbe mai arrecare danno?

Bisogna partire con la consapevolezza che ci saranno periodi durante i quali sentirete una forte nostalgia di casa, degli affetti etc, ma per quanto mi riguarda per ogni persona che ho lasciato, ne ho incontrate altre 2 disposte ad accogliermi e ad aiutarmi nell’iniziare questa nuova avventura turca.

Ben vengano le nuove amicizie, i nuovi incontri, i nuovi luoghi.

Da quando sono arrivata mi sento più’ viva che mai, sto ritrovando me stessa in una città a me sconosciuta.

C’era una volta una lavoratrice co.co.pro.

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Eh già… Chi di noi non ha sperimentato ancora l’ebrezza del precariato non puo’ capire a fondo, ma sono sicura che sono pochissimi i fortunelli scampati da questo tipo di turtura psicologica del nuovo millennio.

Insomma io un lavoro ce l’avevo e nonostante iniziasse a starmi stretto non potevo certo prendermi lo sfizio di dare le dimissioni, mi sentivo in colpa nei confronti di tanti ragazzi che invece non avevano neanche quello. Evidentemente i “piani alti” hanno sentito la mia “insofferenza” e hanno pensato bene di fare la famosa riduzione del personale…… Ci hanno mandati via in 3 e ci hanno rimpiazzati con 3 raccomandati. Riduzione del personale… ECCERTO!

Il mio sesto senso (o quinto senso e mezzo per gli amanti del caro Dylan Dog), mi aveva già messo in allerta qualche settimana prima, ho iniziato quindi a spulciare offerte di lavoro, mandare CV, application form e roba simile per giorni, finchè non sono incappata in questo annuncio:

Servizio di Volontariato Europeo di 12 mesi ad Ankara a partire dal 1 settembre.

e ho pensato… Perchè NO? Loro offrivano vitto, alloggio e spese del viaggio a loro carico + un pocket money mensile per le mie spese. Insomma un’esperienza all’estero a costo zero in cambio del mio tempo per loro… Ottimo!

Ho iniziato a leggere il bando, i requisiti ( inglese fluente, capacità di lavorare in un ambiente internazionale, uso del pacchetto Office etc)  e infine ho mandato la mia lettera motivazionale ed il mio CV senza pensarci troppo.

Passano le settimane… Si avvera la mia sensazione di non avere piu’ un lavoro, subentra Agosto caldo e ozioso ma che mi lasciava troppo tempo per pensare a cosa avrei fatto di me stessa finito il mese di riposo…

Ero sdraiata in riva al mare quando mi arriva una email sul cellulare da Lunaria, l’associazione italiana che si occupa di trovare volontari per questi progetti: Sono stata presa, EVVIVA ME!

(E ora come lo dico ai miei? E a Lui? ARGH!)