Comunicazione di Servizio: Goodbye, I’m leaving!

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In realtà dirlo alle persone non è stato troppo difficile, ho fatto fatica di più a metabolizzare la notizia con me stessa.

Lui:

La prima persona a saperlo è stato Lui, era sdraiato accanto a me (vedi post 1) e non appena ebbi finito di leggere la mail sul cellulare, con la delicatezza di un elefante in tutù’ che mi contraddistingue, mi sono girata e gli ho detto “Toh! Leggi!”.

Ecco diciamo che la sua espressione nel leggere che ero stata presa per un progetto di 1 anno all’estero era tutto un programma (ricordo frasi del tipo ” Ah allora t’hanno preso.. si vede che eravate pochi a fare domanda!” oppure “Sì è vero che mi avevi detto che avevi inoltrato la domanda ma non credevo ti avrebbero preso” etc etc ).

A parte il rifiuto mentale nell’ammettere che qualcuno potesse volermi al di fuori di questo paese, non posso lamentarmi. Non e’ facile partire ed è ancor più  difficile partire per un anno e lasciare la mia dolce metà della Pera, ma ho trovato una persona in grado di capire il perché di questa scelta e che quindi mi ha supportato nel dare la conferma per la partecipazione al progetto e nell’andare avanti a cercare quel “qualcosa” che un giorno potrà rendermi felice.

Il parentame:

Con i miei genitori ho applicato una tecnica ben diversa…  Sono stata zitta per circa 4/5 giorni prima di dare la notizia perché prima avevo bisogno di essere sicura in prima persona in modo da poter rispondere ad eventuali domande strambe ed affermazioni fuori luogo. In realtà anche qui e’ andata meglio del previsto, sono stati entrambi molto contenti della notizia, un po’ perché erano in ansia del mio nuovo status da disoccupata, un po’ perché’ negli ultimi mesi era sempre più’ difficile per loro vedermi sorridente.

Gli amici: 

AHH! Menomale che ci sono loro! Ogni dubbio pre-partenza e sintomi di ansia sono stati placati da loro. Eh sì, soprattutto i primi giorni ero alle prese con un tira&molla di emozioni: adrenalina per il viaggio e la nuova avventura, misto a nostalgia per la lontananza della mia metà della Pera e paura dovuta  dall’incognita X gigante su cosa mi aspettava, chi avrei incontrato, come mi sarei trovata. Trovarsi circondati da persone che incoraggiano la tua esperienza e il tuo nuovo percorso di vita è fondamentale per partire con lo spirito giusto.

Inoltre ogni scusa è buona per organizzare una bella cena/bevuta tra amici 🙂

MA se per caso vi trovaste davanti a persone che scoraggiano questa iniziativa e cercano di tarparvi le ali,credo vivamente che dovreste mandarli a quel paese. Senza troppi SE o troppi MA. Semplicemente la vita è una ed è nostra, arricchirla di nuove esperienze come potrebbe mai arrecare danno?

Bisogna partire con la consapevolezza che ci saranno periodi durante i quali sentirete una forte nostalgia di casa, degli affetti etc, ma per quanto mi riguarda per ogni persona che ho lasciato, ne ho incontrate altre 2 disposte ad accogliermi e ad aiutarmi nell’iniziare questa nuova avventura turca.

Ben vengano le nuove amicizie, i nuovi incontri, i nuovi luoghi.

Da quando sono arrivata mi sento più’ viva che mai, sto ritrovando me stessa in una città a me sconosciuta.

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Una risposta »

  1. brava chiara
    io utilizzo, quando posso, il vecchio trucco di pubblicare sempre il giorno dopo aver scritto così da costringermi a rileggere almeno una volta. é una banalità ma ho visto che serve.
    ci vediamo a novembre quando torno ad Ankara
    abbiamo ancora una cena in sospeso e fammi sapere se ti serve qualcosa dal bel paese (formaggi, salame, pesto…)

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