Archivio mensile:novembre 2012

Vabbè

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Ok, se uno cresce tra Roma e Istanbul effettivamente si è un bel po’ viziati in quanto a bellezze architettoniche etc… Ankara non sarà sicuramente tra le città piu’ belle del mondo, ma a me non dispiace!

(vabbeh da vedere ci stanno 3 cose effettivamente quindi non ve la consiglierei mai da turisti!)

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Ci sono troppi morti che camminano per i miei gusti.

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Per chi si lascia morire senza reagire, per chi vorrebbe ma non osa, per tutti quelli che rimandano a domani, per chi aspetta che le cose prendano il sopravvento, per chi ha paura delle proprie decisioni e dei propri istinti.

 

Lentamente muore (Ode alla vita)

 Martha Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

 

 

 

A Morte Devagar

Muere lentamente
quien se transforma en esclavo del hábito, repitiendo todos los días los mismos trayectos, quien no cambia de marca,
no arriesga vestir un color nuevo
y no le habla a quien no conoce.

Muere lentamente
quien hace de la televisión su gurú.
Muere lentamente quien evita una pasión,
quien prefiere el negro sobre blanco
y los puntos sobre las “íes”
a un remolino de emociones,
justamente las que rescatan el brillo de los ojos,
sonrisas de los bostezos,
corazones a los tropiezos
y sentimientos.

Muere lentamente
quien no voltea la mesa
cuando está infeliz en el trabajo,
quien no arriesga lo cierto por lo incierto
para ir detrás de un sueño,
quien no se permite por lo menos una vez en la vida,
huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente
quien no viaja,
quien no lee, quien no oye música,
quien no encuentra gracia en sí mismo.

Muere lentamente
quien destruye su amor propio,
quien no se deja ayudar,
quien pasa los días quejándose
de su mala suerte o de la lluvia incesante.

Muere lentamente,
quien abandonando un proyecto antes de iniciarlo,
no preguntando de un asunto que desconoce
o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.

Evitemos la muerte en suaves cuotas,
recordando siempre que estar vivo
exige un esfuerzo mucho mayor que
el simple hecho de respirar.

Solamente la ardiente paciencia
hará que conquistemos una espléndida felicidad.

Pesci fuor d’acqua 2 (siamo veramente cosi’ diversi?)

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Ambientarmi in Italia non è stato facile, iniziare l’Università con forti lacune dal punto di vista lessico-culturale è stato altrettanto difficile. Posso dire tranquillamente che la cosa piu’ difficile è stata conoscere l’Italia per quello che era realmente e non piu’ quello che la mia mente credevo che fosse. Ho trovato un Paese totalmente incasinato, la gente triste e incazzosa, una barzelletta dal punto di vista di politica interna e politica estera… L’unica cosa rimasta ineccepibile è la cucina (finchè non cicciano fuori mozzarelle cancerogene etc.). Ma quanto può essere triste vivere in un Paese che campa grazie alle bellezze lasciate da millenni di storia e sulla pizza? Quanto può essere triste vedere che in realtà si è avviato da tempo un processo di autodistruzione di un Paese a favore di pochi?

Ho iniziato a vedere sempre piu’ somiglianze tra la Turchia e l’Italia, in realtà non siamo molto diversi, forse l’unica vera differenza è il fattore religioso, ma se tralasciamo il fatto che loro sono musulmani e noi (loro) cattolici in realtà siamo di pari passo anche li’! ANZI… loro a detta della costituzione sono un paese laico, per molto tempo i fondamentalisti religiosi sono stati mal visti e hanno avuto vita dura… noi invece abbiamo sempre favorito la Chiesa, ci siamo sempre fatti comandare a bacchetta da un paese che ha le guardie vestite come i pagliacci durante il Carnevale di Rio.

Da qualche anno le cose stanno cambiando in maniera repentina anche in Turchia, purtroppo l’integralismo religioso lo avevo visto avanzare già negli ultimi anni della mia permanenza ad Istanbul. Dopo circa 6 anni sono tornata e ho trovato una Turchia decisamente cambiata. Il loro primo ministro Erdogan (ormai in carica dal 2003) sta decisamente contribuendo a creare un paese di arretratezze culturali, di censure, di violenza contro i manifestanti, di torture verso i prigionieri politici. In compenso sta dando sempre piu’ potere agli enti religiosi mandando a puttane la loro costituzione e i principi sul quale si basava la Repubblica Turca.

Dopo gli ennesimi fatti di violenza accaduti ieri in Italia e nel resto d’Europa, sono sempre piu’ convinta del fatto che le differenze tra noi “europei civili e democratici” e loro “mammaliturchi” sono sempre piu’ irrilevanti. In cosa ci distinguiamo effettivamente ancora mi sfugge, forse sono solo le quintalate di chiacchiere che ci fanno credere di essere un popolo migliore ma i fatti raccontano un’altra storia.

 

Pesci fuor d’acqua (to be continued…)

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Io la Turchia l’ho amata e odiata e, come accade quasi sempre in questo tipo di “relazioni”, sono stata in balia di forti sentimenti in periodi differenti della mia vita.

La prima volta che misi piede in questo paese avevo 12 anni e la odiavo profondamente perché sapevo che a breve mi avrebbe strappato via dalla mia vita in Italia, dai miei amici, dalla mia routine, da tutte le certezze di cui un preadolescente ha bisogno in quel periodo. Era il 2000, mio padre si era già trasferito ad Istanbul nel settembre ’99, noi lo seguimmo un anno dopo. Ero arrabbiata, sono stata arrabbiata per molti anni per quella decisione presa senza  consultarmi minimamente. Mi sentivo un pacchetto postale.

Col passare del tempo e degli anni mi sono ambientata, ho imparato la lingua, la cultura, conosciuto le amicizie di una vita e  allo stesso tempo mi sono allontanata sempre più dalle mie origini. Avevo iniziato un processo di idealizzazione sul mio Paese (come accade a quasi tutti gli emigranti dopo tot tempo di lontananza fisica dal proprio paese), credevo che l’Italia fosse più  civile e più  ordinata della Turchia, credevo che fossimo un bel Paese (Il Belpaese) a prescindere dal Berlusconismo costante che continuava il suo percorso imperterrito. Tra le tante cose credevo anche di parlare italiano, in realtà ero diventata uno strano ibrido, avevo perso molto del mio lessico e molto della cultura italiana (cucina a parte!).

 Col senno di poi posso affermare che sono passati velocemente quegli anni… 6 anni che mi hanno cambiato per sempre. Una volta finito il liceo era ora di tornare in Italia, fare le valigie di una vita per l’ennesima volta e trasferirmi per l’ennesima volta. Le amicizie di una vita sono rimaste, chi più  lontano, chi più  vicino… Gli amici di passaggio sono quelli che invece sono spariti (come è successo anche durante il primo trasloco) ma va bene cosi’.  Ti mancano gli odori, i sapori, i colori di una città che ti ha cresciuto come fossi sua figlia. La guardi dall’alto dal finestrino dell’aereo sapendo che non sarà mai un addio, perché in cuor tuo lo sai che non è stata una città come le altre.

Solo dopo diversi anni ho capito quanto questa esperienza abbia contribuito a rafforzare la mia persona. Non mi sono mai sentita al 100% appartenente a qualcosa, tuttora ho la costante sensazione di essere un pesce fuor d’acqua. E’ una cosa con la quale fanno i conti molti figli del mondo, è una delle conseguenze del non avere radici, ma allo stesso tempo hai la fortuna di poterti sentire a casa in ogni angolo del mondo…. e non è  poco.

ANCORA QUATTR’ANNI E NE USCIMO FORI

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Boosta è semplicemente geniale.

boostapazzesca

 Mercoledì a e quattro der mattino, ar risvejo da sonni inquieti, me so’ trovata che dovevo anna’ ar gabbinetto. Allora faccio na cosa pianopiano, scendo daa branda soppalcata, entro, me chiudo a chiave, me siedo sua tazza, opero, me riarzo, tiro o sciacquone, poi giro ‘a chiave e ‘a chiave nun se gira. E ‘a porta nun se apre.

–         A PA’, strillo. Capirai, casa nostra è uno pe’ uno, me dovrebbe senti’.
–         CHE D’E’?
–         So’ rimasta chiusa dentro.
–         ‘A CHIAVE L’HAI GIRATA SI?
–         Eh. È ‘a seratura che s’è rotta. È rimasta dentro.
–         E IO CHE TE POSSO FA?
–         Boh. Aprilla?
–         EH, MA STA PORTA E’ TOSTA, CE VOLE QUARCUNO. ASPE’, VADO A CERCA’ N’ATTREZZO, QUARCOSA. 

Passa mezz’ora e nun se rifa’ vivo. C’ho lo SMARTFON in tasca, na vera qualcosista nun lo molla mai, pure ar cesso. Metti che nun…

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Sfide turche 1

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Sicuramente non sarò una donnina delicata ed elegante nei modi, diciamo che ho una goffaggine caratteristica che spesso mi permette di guardare da vicino diversi tipi di suoli. Se a tutto ciò aggiungete i marciapiedi di Ankara (ma anche quelli di Istanbul spesso non scherzano) allora è veramente un mix micidiale (soprattutto per la sottoscritta).

Qualche giorno fa, mentre stavo per uscire dalla palestra, aveva iniziato a piovere di brutto… Io mi guardo intorno, totalmente priva di ombrello o cappuccio e cerco di scrutare l’orizzonte per capire se nel breve periodo ci sia un minimo di possibilità che inizi a spiovere… Era già buio e la strada non troppo illuminata…

Decido di bardarmi il piu’ possibile (pashmina in testa suora style) e faccio i miei primi 5 passi fuori dalla palestra quando, nel tempo di una frazione di secondo, un omino piccino picciò, che lavora al fruttivendolo accanto alla palestra, decide di svuotare un secchio pieno d’acqua sul marciapiede centrandomi in pieno.

Imprecazioni varie ed eventuali  (ed in diverse lingue). Piove e sono zuppa dalla testa ai piedi grazie ad una secchiata d’acqua decisamente non necessaria. Vabeh ormai è fatta… mi incammino con fare incazzato verso casa…

Pioggia+ smog+ marciapiedi e asfalto scrausi= viscidume

Viscidume+ marciapiedi di ankara= pericolo

Procedendo veso casa, zuppa ed incazzata metto il piede su uno di quegli scivoli che teoricamente dovrebbero essere per carrozzine e carrozzelle………. improvvisamente vedo il mio piede schizzare in avanti e automaticamente vado indietro di culo per evitare una craniata. Il risultato è una sorta di spaccata, io a terra dolorante, sotto la pioggia e zuppa di acqua di dubbia provenienza, sola e al buio. Torno a casa (finalmente!) con ginocchio sanguinante, umore pessimo ed un odio profondo verso i geni dell’urbanistica turca ( se mai abbiano acquisito il concetto di urbanistica).

walking in Tunali

Oggi però ho avuto la mia piccola rivincita. Esco dalla palestra, piove, mi bardo, scruto a destra e sinistra l’ipotetica presenza di un omino piccino picciò con un secchio in agguato e vedo che c’è via libera! Mi incammino verso casa testando cautamente ogni mattonella del marciapiede e controllando il livello di viscidume del suolo. Arrivo a casa, zuppa di pioggia ma ancora integra!

AH ANKARA cara! Per oggi t’ho fregato io! Domani è un altro giorno………..

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Storie da non dimenticare…

Ex UAGDC

Molti sicuramente ricorderanno cosa accadde l’11 novembre del 1981 a Fasano. E’ uno dei femminicidi più terribili degli ultimi trent’anni quello della quattordicenne Palmina Martinelli,  sesta di undici figli,  piena di tanti sogni che però ha dovuto abbandonare gli studi in quarta elementare perché doveva badare ai suoi fratelli minori, come era usanza per le femmine in alcuni contesti del Sud.

Il suo corpicino bruciava ancora quando il fratello Antonio rincasava quel pomeriggio. Cercava di spegnere le fiamme ma purtroppo per una strana coincidenza l’acqua al paese mancava. Presso il Centro Grandi Ustionati del policlinico di Bari, dove fu trasportata per ustioni gravissime in 70% del corpo completamente sfigurato dalle fiamme, Palmina Martinelli con un filo di voce rilasciò le sue ultime dichiarazioni alla presenza del pubblico ministero Nicola Magrone e del dott. Tommaso Fiore, responsabile del centro. Le sue parole vennero trascritte a verbale e registrate anche…

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