Pesci fuor d’acqua (to be continued…)

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Io la Turchia l’ho amata e odiata e, come accade quasi sempre in questo tipo di “relazioni”, sono stata in balia di forti sentimenti in periodi differenti della mia vita.

La prima volta che misi piede in questo paese avevo 12 anni e la odiavo profondamente perché sapevo che a breve mi avrebbe strappato via dalla mia vita in Italia, dai miei amici, dalla mia routine, da tutte le certezze di cui un preadolescente ha bisogno in quel periodo. Era il 2000, mio padre si era già trasferito ad Istanbul nel settembre ’99, noi lo seguimmo un anno dopo. Ero arrabbiata, sono stata arrabbiata per molti anni per quella decisione presa senza  consultarmi minimamente. Mi sentivo un pacchetto postale.

Col passare del tempo e degli anni mi sono ambientata, ho imparato la lingua, la cultura, conosciuto le amicizie di una vita e  allo stesso tempo mi sono allontanata sempre più dalle mie origini. Avevo iniziato un processo di idealizzazione sul mio Paese (come accade a quasi tutti gli emigranti dopo tot tempo di lontananza fisica dal proprio paese), credevo che l’Italia fosse più  civile e più  ordinata della Turchia, credevo che fossimo un bel Paese (Il Belpaese) a prescindere dal Berlusconismo costante che continuava il suo percorso imperterrito. Tra le tante cose credevo anche di parlare italiano, in realtà ero diventata uno strano ibrido, avevo perso molto del mio lessico e molto della cultura italiana (cucina a parte!).

 Col senno di poi posso affermare che sono passati velocemente quegli anni… 6 anni che mi hanno cambiato per sempre. Una volta finito il liceo era ora di tornare in Italia, fare le valigie di una vita per l’ennesima volta e trasferirmi per l’ennesima volta. Le amicizie di una vita sono rimaste, chi più  lontano, chi più  vicino… Gli amici di passaggio sono quelli che invece sono spariti (come è successo anche durante il primo trasloco) ma va bene cosi’.  Ti mancano gli odori, i sapori, i colori di una città che ti ha cresciuto come fossi sua figlia. La guardi dall’alto dal finestrino dell’aereo sapendo che non sarà mai un addio, perché in cuor tuo lo sai che non è stata una città come le altre.

Solo dopo diversi anni ho capito quanto questa esperienza abbia contribuito a rafforzare la mia persona. Non mi sono mai sentita al 100% appartenente a qualcosa, tuttora ho la costante sensazione di essere un pesce fuor d’acqua. E’ una cosa con la quale fanno i conti molti figli del mondo, è una delle conseguenze del non avere radici, ma allo stesso tempo hai la fortuna di poterti sentire a casa in ogni angolo del mondo…. e non è  poco.

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